





Notte di Natale
Sono nata la notte di Natale sotto la Mole.
Mio padre aveva solo la moto, niente macchina.
Realizzato rapidamente che non avrebbe potuto portare mia madre in quelle condizioni sulla sua due ruote, visibilmente scosso si è infilato nella prima pizzeria aperta alla ricerca di un passaggio per la sua donna con le doglie.
"Per favore, aiutatemi".
Un paio di ragazzi seduti a un tavolo stavano sorseggiando una birra, si sono scambiati un rapidissimo sguardo e hanno posato i boccali.
"Venite, vi accompagnamo noi".
E via, una folle corsa in auto per le strade buie di Torino.
In ospedale c'erano i festeggiamenti di rito, personale ridotto e molto relax: spumante, panettone, brindisi, auguri e i medici
cercavano di convincere mia madre che non era ancora il momento.
Medici.
Aveva ragione lei.
Tra un "auguri!" e un "ma questa proprio stanotte doveva venire a rompere le scatole?" sono nata io.
Quindici giorni dopo tornavo a casa imbacuccata in una cesta di vimini saldamente agganciata ad un Kawasaki 500 azzurro carenato, chissà cosa deve aver pensato il vigile fermo al semaforo vedendo quel fagottino che si agitava sotto le coperte.
Quel primo viaggio in moto in una fredda giornata di gennaio si è rivelato un imprinting che mi ha fatto innamorare delle due ruote, ancora oggi non posso fare a meno di girarmi a guardarle quando sento la musica dei loro motori.
Un amore che si rinnovava di anno in anno con mio padre e io lanciati ai 180 km all'ora sulle strade periferiche di Torino e io che gli dicevo "più forte, papà!", lui che accelerava e io piccina, una ranocchietta di sei anni, che mi raggomitolavo sotto di lui.
autrice: Bianca

I still haven't found what I'm looking for...
Mia madre è un vulcano pugliese in perenne eruzione, mio padre un orso piemontese.
Io sono un'orsacchiotta dalla creatività a intermittenza incrociata con una pianta: in inverno vado in letargo e preparo torte ma ad ogni primavera metto nuovi germogli.
Quando sono nata la maggior età si raggiungeva al compimento dei 21 anni, i miei ne avevano 20 e volendo sposarsi subito hanno deciso di mettere al mondo una pupetta per avere l'autorizzazione da parte dei rispettivi genitori.
Forse è per questo che a lungo mi sono sentita fuori posto, quasi di troppo, forse è per questo che un senso di inquietudine mi accompagna da sempre, un'inquietudine che stempero camminando per le strade di Torino, respirando le sue piazze, le sue vie, il fiume, le scritte sui muri, le vetrine e le librerie, sedendomi e guardando passare le persone, la vita.
Ho i miei luoghi di culto: via Po, la libreria Comunardi, la Fnac e l'Edicola Internazionale, dove fino ad alcuni anni fa lavorara Culicchia.
Non so se ci siano dei motivi più validi di altri per fare un figlio, il tutto mi suona così strano oggi che loro sono separati e io madre.
autrice: Bianca

- Pronto?
- Ciao Bianca, sono Mick
- Ah... ciao
- Che entusiasmo... senti... sai no? beh... avrai sentito di Keith...
- Uhm... sì, e allora?
- Beh, ecco... dài, lo sai...
- Che diavolo ci faceva su una palma? Non è più un ragazzetto, qualcuno si è ricordato di dirglielo?
- Ecchenneso! Non sono mica sua madre. Dài, Bianca... vieni...
- Sì, ma non potete avvertirmi sempre all'ultimo momento, eccheccazzo! Vabbé che sono sempre le stesse canzoni, ma accidenti... non mi date nemmeno il tempo di provare! E i pezzi nuovi? eh? eh?
- Cazzo, non farti pregare!
- Uff... quand'è il concerto?
- Il 22 giugno
- Milano?
- Sì, Stadio di San Siro
- ...
- Bianca...?
- Eh...
- Eddài...
- Guarda che voglio una chitarra nuova, che alla sua vecchia Stratocaster Keith ha tolto la corda del mi cantino perché tanto lui non riesce a suonarla per via dell'artrite
- Ok
- E fammi avere la scaletta entro domani. Con cosa cominciamo?
- Start me up
- Ok, ci vediamo a Milano
Ma si può lavorare così? Ma porc...
autrice: Bianca

Sì, proprio tu
Il primo biglietto l'ho notato lunedì.
Era attaccato alla finestra di un appartamento sulla strada che percorrevo ogni giorno.
Diceva semplicemente "Ciao".
Mercoledì ho visto il secondo: "Sì, proprio tu".
Mi sono guardata intorno: nessuno lo guardava.
Venerdì aveva piovuto e il vetro era appannato, con il dito avevano disegnato un cuore.
Quando ho letto "I tuoi occhi sono così grandi che ho bisogno di una bussola per non perdermi", sono rimasta mezz'ora a fissarlo.
Il giorno dopo c'era scritto "Però ho una gran voglia di perdermi".
Ho suonato il campanello, hai aperto e mi hai regalato il tuo sorriso più bello.
autrice: Bianca

Mi chiamo Arthur McCarthy
Mi chiamo Arthur McCarthy e questo pomeriggio ucciderò un uomo.
Non l'ho mai visto e non lo conosco, so solo che si chiama Marc, lavora alla ferramenta ed è un bastardo.
Mia sorella è morta perché ha aperto la porta all'uomo sbagliato.
Elizabeth era una bambolina e Marc lo sapeva, poi lei è rimasta incinta, era felice. Lui, invece, si è incazzato.
Lizzy mi ha telefonato in lacrime, le ho detto di stare tranquilla, hanno suonato alla sua porta, l'ha fatto entrare e ho sentito tutto.
Questa mattina sono salito sul treno, sono passato a casa di Lizzy , ho trovato una foto del bastardo.
Adesso sono qui che aspetto che esca dalla ferramenta.

La decima ora
Continuavo a camminare per quella stanza perché non potevo fermarmi.
Stanza-corridoio-stanza.
Ero inquieto e nervoso.
Attraverso la parete sentivo le sua urla che mi arrivavano diritto al cervello, non potevo farci nulla anche se ne ero in parte responsabile, avevo collaborato a quella situazione.
Ero inchiodato lì.
Stanza-corridoio-stanza.
Mani sudate.
Era quasi l'alba, ormai erano dieci ore che eravamo lì. Speravo facesse in fretta, così avrebbe smesso di soffrire.
Le urla sono cessate, ho fissato quella porta finché non si è aperta, una infermiera si è affacciata e mi ha detto: "E' nato, mamma e bimbo stanno bene".
Ero felice.
autrice: Bianca

Una piccola storia d'amore
Solo quando mi toccavi ero vivo, e allora, indipendentemente dalla mia volontà, vibravo.
I primi giorni che sono arrivato a casa tua passavi molto tempo insieme a me.
A volte indugiavi, insoddisfatta, ricercavi qualcosa che non veniva. Sbuffavi.
L'innamoramento non è durato a lungo, forse un paio di mesi, poi ti sei stancata di me.
"Sei volubile e capricciosa", diceva tua madre.
Hai scrollato le spalle e sei uscita in giardino.
Ero ingombrante, così tua madre mi ha venduto.
"Avrei tanto voluto che imparasse a suonare il pianoforte..." è stata l'ultima frase che ho sentito mentre mi caricavano sul camion.
autrice: Bianca

autrice: Bianca

- Quando sei nata?
- Il 25 dicembre.
- Ma... proprio il giorno di Natale?!
(No, l'altro 25 dicembre)
- Sì, il giorno di Natale.
Sorrido
- E come mai i tuoi non ti hanno chiamata Natalina?
- Perché mi volevano bene.
autrice: Bianca

- Come ti chiami?
- Come il titolo di un film di Nanni Moretti.
- Ecce Bombo?
- Ah ah ah! No! E nemmeno Palombella Rossa.
Avrò avuto circa sei anni.
Mio padre diceva che passando davanti alle vetrine delle librerie i libri gli dicevano:
"Prendimi, prendimi", e così tornava sempre a casa con un libro sotto braccio.
Il risultato erano pareti tappezzate di libri e frigorifero e armadio vuoti. Sono cresciuta a pasta e patate, cosa non imputabile alla scarsa fantasia culinaria di mia madre.
Ricordo quando lo vedevo immerso in quelle pagine che sembravano trasportarlo lontanissimo, mi chiedevo dove andasse, dove lo portassero. Più tardi ho scoperto da sola la magia che si nasconde dentro a un libro.
Adoro i libri, li amo fisicamente, mi piace toccarli, maneggiarli, curiosare tra le pagine, farmi sorprendere, accarezzare dalle parole, coccolare dalle frasi.
E' strano pensare come le lettere dell'alfabeto siano una manciata, ma come dal loro accostamento sia possibile trarre sempre qualcosa di nuovo ed emozionante.
Nel frattempo andavo in giro con gli abiti smessi di cugini e conoscenti dai quali risultavano accostamenti improbabili, ricordo ancora oggi una specie di impermeabile rosso ciliegia lucido, di un ancor più improbabile tessuto spesso di plastica accompagnato da un'enorme sciarpa turchese. Orribile!
E così non ho mai imparato a vestirmi.
autrice: Bianca

La prossima notte
Ci avrei riprovato, anche se rischiavo di morire.
"La prossima notte è quella buona - mi avevano detto - il mare sarà calmo".
Ho pagato il passaggio con soldi presi in prestito, li avrei restituiti una volta iniziato a lavorare, il posto ce l'avevo già, me l'aveva procurato mio fratello partito sei mesi fa.
Avrei dormito da lui. Avrei lavorato duro, a qualsiasi condizione, avrei trovato un appartamento e mia moglie e i miei figli mi avrebbero raggiunto.
I ragazzi sarebbero andati a scuola e avremmo avuto una macchina e il frigorifero.
Ma questa notte il mare ha inghiottito me e i miei sogni di una vita migliore.
autrice: Bianca

Vedo il mondo attraverso una fessura.
Quando ho compiuto otto anni mio padre ha deciso che era ora che mi coprissi. Mia madre non ha detto nulla e mi ha infilato questo vestito che mi copre dalla testa ai piedi. Lei non parla mai, va al pozzo, cucina per lui e per noi. La sua non vita. Sua sorella si è data fuoco il mese scorso: incidente domestico. Mamma ha pianto di nascosto. Il prossimo anno mi sposo, mamma dice che sarà una festa bellissima, ma i suoi occhi non sorridono.
Poi andrò a prendere l'acqua, cucinerò per mio marito e i nostri figli.
E, forse, un giorno avrò un incidente domestico.
autrice: Bianca